Marsetti e la viticoltura eroica in Valtellina

La Valtellina è un area dove da sempre si è coltivato Nebbiolo. Esiste tuttora una disputa (ovviamente in modo del tutto benevolo) tra i valtellinesi ed i piemontesi, ove entrambi “rivendicano” l’origine del Nebbiolo. Documentazioni, sia piemontesi sia valtellinesi risalgono al 1200 circa. Arduo dunque il compito di poter affermare con assoluta certezza la provenienza. Certo è che in Valtellina si coltiva Nebbiolo da sempre!

Le generazioni Marsetti hanno sempre creduto nel valore del Nebbiolo. Infatti Alberto continua dal 1986 un lavoro iniziato ancor prima della Grande Guerra dal bisnonno, proseguito poi dal nonno, dallo zio e dal padre. Attualmente produciamo circa 50000 bottiglie suddivise fra un Rosso di Valtellina doc, due Valtellina Superiore docg ed uno Sforzato della Valtellina docg.

La nostra è una “filosofia di vite”; nella bottiglia si possono infatti osservare e captare l’amore, la passione e la cura del dettaglio che tutti i giorni vengono dedicati alle vigne.

Gli andamenti climatici degli ultimi anni hanno dato uno slancio ai vini valtellinesi “perfezionando” di fatto il termoperiodismo. La vite giova dunque di una fluttuazione di temperatura giorno/notte più marcata, la quale agevola senza ombra di dubbio i processi fotosintetici e la traslocazione delle sostanze dalla foglia/pianta agli acini.

Parlaci della vendemmia in una zona difficile, ma di grande impatto scenico, come la Valtellina.

Si parla sempre meno di coltura eroica negli ultimi tempi. Forse perché sembra un termine in disuso o forse inappropriato, ma in effetti di eroismo si tratta!

Il Nebbiolo è come una bella moglie. Non puoi mai abbassare la guardia, altrimenti ti gabba. Il nostro nebbiolo quindi lo trattiamo così, da eterni innamorati. Al caso non si lascia mai nulla. Tranne alcune annate difficili come quelle del 2008 (piogge ininterrotte autunnali) e del 2012 (grandine consistente),  il nostro caro Nebbiolo ci ha sempre ripagati con estrema gratitudine, prosperità e rigoglio.

Per la raccolta si parte sempre con lo Sforzato, per poi proseguire l’attività vendemmiale con tutto il resto. L’annata 2017 ha avuto una maturazione certamente più precoce, dovuta alle temperature più elevate. Siamo sempre gli ultimi, o comunque fra gli ultimi, a raccogliere. Ottobre è un grande mese, in cui i contenuti polifenolici della buccia hanno la possibilità di concentrarsi ulteriormente e di “perfezionarsi”. Ci sono state annate, come per esempio il 2013, dove la vendemmia si è protratta fino alla metà di novembre.

Le condizioni vendemmiali sono sempre molto estreme e faticose. Le vigne si estendono fra i 200 m slm. ed i 5-600 m slm. Le ripidità dei pendii sopra il 40% sono pressoché una costante della Valtellina. La raccolta è dunque fatta tutta a mano, ed il team che è dedito a questa attività è oramai consolidato da anni. Una ventina di preziosi collaboratori (fra i quali parecchie donne!), tutti (o quasi) della Valtellina, si aggiungono ad uno staff di 6 persone che tutto l’anno lavorano come dipendenti agricoli dell’azienda. Ognuno ha un suo compito ben definito. C’è chi taglia i grappoli, chi vigila sulla qualità del raccolto, chi trasporta le “brente”, ossia le bigonce coniche contenenti l’uva e chi poi traferisce il tutto in cantina. Vengono utilizzate come coadiuvo, là dove è possibile, meccanizzazioni ed automazioni come elicotteri, teleferiche e motocarriole, ovviando quindi alle fatiche ed ai costi di gestione delle operazioni.

Come nasce il vostro Sfurzat?

Come detto poc’anzi le uve dedite alla produzione di Sfursat sono le prime ad essere raccolte. La motivazione è basata sul fatto che tali uve non debbono necessariamente avere una concentrazione zuccherina troppo elevata, bensì una struttura perfetta senza lacerazioni o anomalie strutturali.

La raccolta viene effettuata sempre manualmente e l’uva viene riposta in cassette areate che contengono circa 2,5 kg l’una.
E’ necessario riporre una grande attenzione nel selezionare, maneggiare il grappolo e nel deporlo in tale cassetta al fine di evitare qualsiasi tipo di spaccatura dell’acino, la quale potrebbe avviare fenomeni di fermentazioni o marcescenze non volute ed ovviamente dannose per tutto il raccolto che verrà stipato in un locale a temperatura controllata.

In tale locale l’uva ci starà per circa tre mesi e mezzo aumentando la concentrazione zuccherina grazie all’appassimento, a discapito dunque del contenuto acquoso presente nel vacuolo cellulare degli acini, diminuendo così di circa il 40-50% la resa.

A fine gennaio si procede nella vinificazione, la quale viene effettuata in botti di rovere di Slavonia da 33 hl di 41 anni. La fermentazione ha una durata di quasi un mese e la temperatura non supera mai i 30 °C. La tecnica è quella del cappello sommerso, con anche 4-5 rimontaggi giornalieri almeno per i primi 15 giorni. Dopo la vinificazione viene compiuta una macrofiltrazione per inviare successivamente il vino in barriques nuove di rovere francese. In tali barriques il neo-sfursat maturerà per almeno 2 anni per ultimare poi l’affinamento in bottiglia un altro anno. Le annate 2000 e 2008 hanno presentato delle criticità, e di conseguenza abbiamo preferito non produrlo.

I vini di Valetellina di Marsetti scenderanno in pianura il 5 e 6 Novembre a Firenze per Vinoè 2017

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