Arrighi e i vini dell'isola d'Elba

Producete alcuni vini affinati in anfore di terracotta, cosa vi ha spinti a sperimentare questo tipo di affinamento?

Non certo per moda, visto che abbiamo iniziato a sperimentare 7 anni fa. Tutto è iniziato con il “cru” dell’azienda, il TRESSE igt , un blend di Sangiovese/Syrah/ Sagrantino che usciva dopo due anni di barriques e un lungo affinamento in bottiglia, ed era commercializzato solo nelle annate migliori, se non era “gradito” a me e all’enologa Laura Zuddas, veniva declassato a rosso generico.

Nel 2010 abbiamo iniziato a chiederci quale percentuale di merito del successo del Tresse fosse dovuto al buon legno e quanto alla qualità delle belle e sane uve.

Quale contenitore poteva avere le caratteristiche del legno di piccole dimensioni, cioè la porosità e quindi una microssigenazione che permettesse l’evoluzione del vino? In quel periodo un collega della mia enologa, il dott. Bartoletti entrambi del Gruppo Matura, aveva iniziato con la fornace Parisi di Impruneta (FI) la lavorazione e lo studio di giare in terracotta per vino, e considerando la porosità simile al legno delle barrique, ma con il grande vantaggio di essere neutra, abbiamo subito acquistato la prima anfora da 800 litri.

Nella vendemmia successiva abbiamo utilizzato sia il legno che l’anfora, proprio per capire la differente evoluzione. Risultato è stato che la terracotta garantisce una perfetta conservazione del vino e un eccezionale isolamento termico. Esalta le caratteristiche del vitigno utilizzato, il colore ha una diversa evoluzione e la microssigenazione, essenziale per l’evage di un vino, minore rispetto a ciò che avviene in un vino nelle barrique.

Oltre ai vitigni tradizionali elbani coltivate anche diversi vitigni non autoctoni. A cosa è  dovuta questa scelta?

I vitigni alloctoni presenti in azienda, legano la tradizione vitivinicola elbana con la sperimentazione. Infatti il 50% della produzione proviene da vitigni autoctoni, quali l’Ansonica il Procanico il Vermentino (detto localmente Riminese),il sangioveto ed il dolce passito Aleatico vitigno storico dell’isola. Unico aleatico italiano che si fregia della docg.

I non “elbani”, sono frutto di una importante sperimentazione di molte varietà non autoctone, portata avanti per 10 anni con l’A.R.S.I.A. Reg. Toscana ed il C.R.A. Unità di Ricerca per la viticoltura di Arezzo guidato dal Dr. Storchi.

A fine sperimentazione ci siamo resi conto del potenziale, grazie al nostro microclima, di alcuni dei vitigni sperimentati come il syrah, sagrantino e i bianchi chardonnay, manzoni bianco e viognier. Quindi abbiamo aumentato la superficie vitata con nuovi impianti per aumentare la produzione.

Arrighi partecipaerà alla seconda edizione di Vinoè a Firenze il 5 e 6 Novembre 2017

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