Un prosecco controtendenza: Silvano Follador

Già dal 2004 praticate un' agricoltura biologia e poi biodinamica. Pensate che ciò abbia portato a distinguere il vostro prodotto da una certa omologazione?     

Fare uso di alcuni preparati biodinamici non ti fa un produttore biodinamico. Per quanto crediamo fortemente nel valor della biodinamica, ci sono territori dove applicarla è cosa impossibile. E Valdobbiadene è uno di questi. La sensibilità del vitigno e le criticità del clima umido e piovoso, rendono sempre più complesso coltivare la vite qui.

Non abbiamo nessun tipo di certificazione a garanzia del nostro modo di fare vino perché non ne sentiamo il bisogno. Siamo fortemente convinti che solo attraverso un approccio più artigianale e rispettoso si possa trasmettere quella genuinità, vitalità e verità che stiamo cercando di portare in bottiglia.

Ovviamente più preservi la fertilità del suolo, cerchi di limitare le produzioni in pianta e lavori in cantina rispettando i naturali processi di trasformazione e affinamento, quindi fermentando con lieviti indigeni e lasciando il vino formarsi nella propria feccia fine, senza la fretta di giungere in poco tempo ad un vino pronto arrivi di conseguenza a distinguerti da una certa omologazione, ma questo non solo nel Prosecco. Sono una molteplicità di passaggi e attenzioni che portano poi ad un risultato finale. E noi abbiamo un solo obiettivo, quello di far esprimere le caratteristiche più raffinate ed eleganti del Prosecco e della terra dove nasce. Che non significa per forza respingere la tecnologia o tornare a fare il vino come una volta. Ma bensì cercare di trovare per ogni vitigno e quindi vino, la metodologia che meglio riesce ad esaltare la sua straordinaria bellezza. 

Quali sono le maggiori difficoltà per un'azienda di nicchia come la vostra in un mondo in cui spesso la quantità va a discapito della qualità? 

Sicuramente il Prosecco vive un successo enorme. E’ riuscito ad appassionare e coinvolgere una molteplicità di persone. Ed il rischio è proprio questo, che la legge dei numeri e dei volumi possa soffocare il piccolo produttore.

Ma credo che se un’azienda cerca di esprimersi con una sua identità, senza seguire ed esser vittima delle leggi del mercato e delle mode, possa tranquillamente trovare il suo spazio. Quello che oggi personalmente più ci disturba, non sono i numeri, ma come il sistema, i mass media, il giornalismo e i pseudo critici del vino, condizionano sempre di più il mercato e distorcono la realtà. Inventandosi verità, tradizioni, con prese di posizioni alimentate solo da un bisogno personale di gloria e unicità, ma infinitamente lontani dal Prosecco e dalla nostra terra.

Sarà possibile assaggiare il prosecco dei fratelli Follador a Vinoè il 5 e il 6 Novembre alla Stazione Leopolda a Firenze

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