4 Novembre 2016

Timorasso e Croatina, l'identikit dei Colli Tortonesi

Giacomo e Sara dell'azienda Boveri si raccontano parlando di due grandi vitigni autoctoni della zona di Tortona

Giacomo e Sara, il Piemonte è terra di grandi vini rossi, ma negli ultimi anni anche un grande bianco sta, giustamente, facendo parlare di sé, ed è a base di Timorasso. Potreste parlarci di questo vitigno? Che caratteristiche ha il vino che ne deriva? E la terra delle vostre colline, come influenza vino e vitigno?

<<Nelle nostre valli, negli anni '50, il Timorasso era un vitigno molto diffuso che produceva un vino chiamato "Torbolino" che prendeva la via della Svizzera.

Gli anni '70 videro l'arrivo di nuovi vitigni di abbondante e costante produzione come il Cortese che, piano piano, per queste sue caratteristiche, lo sostituì quasi interamente essendo il timorasso un'uva tignosa da produrre, con raccolti discontinui nelle annate
e, soprattutto, soggetta fortemente alla botrite nelle annate umide e alle scottature in quelle assolate.

La riscoperta negli anni '90 di questo vitigno è stata determinata da nuove tecniche di vinificazione che hanno previsto una pressatura soffice e la fermentazione del vino senza bucce a temperatura controllata. Non meno importante è stato
il processo di affinamento introdotto mediante rimescolamento periodico delle fecce nobili che permette al vino di ampliare la propria struttura olfattiva e gustativa senza l'aggiunta di solfiti.

Col passare degli anni l'esperienza di vinificazione ha portato ad individuare come caratteristica essenziale di questo vino la longevità. Come disciplinare non può essere commercializzato prima di un anno dalla vendemmia (1° settembre successivo all'anno di vendemmia) e le sue caratteristiche vengono amplificate dall'affinamento in bottiglia, meglio ancora in magnum da 1.5 litri o più. L'evoluzione passa da iniziali sentori agrumati ad una mineralità sempre più accentuata per almeno 10/15 anni.

Il terroir influenza sicuramente  questo vitigno grazie a un microclima che permette la produzione di un'uva dai contenuti zuccherini importanti; non di meno la natura  sulfurea dell'acqua della zona incide su una migliore adattabilità di questo vitigno.
All'interno delle ns colline esistono delle biodiversità tra i vari terreni e ambienti che abbiamo voluto mettere in evidenza; produciamo, infatti,  due selezioni, vale a dire il "Derthona muntà l'è ruma" su terreno argilloso in una collina densamente coltivata a vite a circa 250 m.l.m. e il "Derthona Lacrime del Bricco", ottenuto su terreno calcareo -marnoso a circa 320 m.l.m. in una reale che vede la presenza circostante di boschi e pescheti.>>

Giacomo, tu hai puntato molto anche sulla Croatina, vitigno per lungo tempo abbandonato, potresti raccontarci cosa ti ha spinto a fare questa scelta? Che caratteristiche ha la Croatina?

<<La Croatina, invece, è un vitigno che inizia a essere coltivato dai Colli Tortonesi e si estende ad est verso l'Oltrepò pavese e il piacentino. Nel mio paese veniva utilizzato in passato come vitigno miglioratore, vinificato insieme alla barbera per darne colore e struttura nelle annate meno fortunate.

Solo un vecchietto con il quale ho avuto un ottimo rapporto di amicizia nella mia infanzia, produceva una croatina in purezza, da un vigneto di sua proprietà, ottenendo dei risultati a mio avviso strepitosi. E stato per questo motivo, quindi, che nel 2010 mi sono recato a Milano dal figlio per poter acquistare a tutti i costi quell'appezzamento sul quale, dal 2012 produciamo la nostra  Croatina "Firangiuli" vinificata in purezza con i risultati che avete avuto modo di apprezzare.

Ritengo importante nell'attività di un vignaiolo fare affidamento, oltre che sulle consulenze di professionisti anche sulla memoria storica di un territorio dove per migliaia di anni sono state prodotte uve.

La croatina infatti è un vitigno che richiede un equilibrio vegeto produttivo alquanto delicato e non tutti i terreni sono adatti alla sua dimora.>>

Timorasso e Croatina di Bovari saranno in degustazione a Vino è il 12 e il 13 Novembre alla Stazione Leopolda.

A cura di Bianca Ciatti

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